Lavoro al freddo: come scegliere abbigliamento e DPI per l'inverno (EN 342, EN 14058, EN 511)
Con l'arrivo dell'inverno cambiano le condizioni di lavoro di chi opera all'aperto o in ambienti non riscaldati: cantieri, manutenzioni, agricoltura, logistica e magazzini, ma anche celle frigorifere e industria alimentare. Il freddo non è solo una questione di comfort: riduce la manualità, aumenta gli errori e, nei casi più gravi, può causare danni alla salute.
Per questo scegliere indumenti, guanti e calzature adatti al freddo fa parte della prevenzione e va impostato a partire dalla valutazione dei rischi, non dall'acquisto del capo più pesante.
Quando il freddo diventa un rischio da valutare
Secondo le indicazioni richiamate da INAIL a partire da un approfondimento di EU-OSHA, il rischio da stress termico da freddo è evidente sotto i +5 °C, ma problemi di prestazione possono comparire già sotto i 20 °C, soprattutto in presenza di vento e umidità. La destrezza manuale cala sensibilmente quando la temperatura della pelle scende sotto i 22 °C e diventa critica sotto i 15 °C; l'ipotermia si manifesta quando la temperatura corporea interna scende sotto i 35 °C.
La valutazione del rischio segue tre passi: osservazione del lavoro insieme ai lavoratori, analisi quantitativa (con indici come l'isolamento richiesto dell'abbigliamento, IREQ, e la durata limite dell'esposizione) e, se serve, intervento di specialisti per misurazioni complesse. I DPI sono l'ultima linea di difesa: prima vengono le misure tecniche e organizzative, come barriere frangivento, pavimentazioni isolate, turni con pause in aree riscaldate e formazione sui segnali precoci di ipotermia.
Le norme per gli indumenti: EN 14058 ed EN 342
Per gli indumenti contro il freddo si distinguono due norme, in base alla temperatura dell'ambiente.
La EN 14058 riguarda gli indumenti per ambienti freschi, con temperature superiori a -5 °C: prevede quattro classi di resistenza termica e tre classi di permeabilità all'aria. La EN 342 riguarda invece gli insiemi e gli indumenti per ambienti freddi, sotto i -5 °C: l'isolamento termico è espresso in Icler e la permeabilità all'aria prevede tre classi, dove la classe 3 offre la maggiore protezione dal vento.
Nella pratica, per un cantiere in pianura a dicembre può bastare un capo EN 14058 ben stratificato, mentre per celle frigorifere o lavori prolungati in quota in inverno è più prudente orientarsi su capi EN 342. La scelta, però, va sempre ricondotta alla valutazione del rischio e alle indicazioni del fabbricante riportate sull'etichetta.
Guanti per il freddo: EN 511 e destrezza
Le mani sono tra le zone più esposte. I guanti contro il freddo si riconoscono dalla EN 511, che valuta separatamente isolamento termico e freddo da contatto, ciascuno in quattro classi. La EN ISO 21420 (requisiti generali dei guanti) prevede inoltre un test di destrezza con cinque livelli, dove il 5 è il più alto.
Anche un guanto sottile riduce la manualità: per questo vestibilità e materiale contano quanto l'isolamento. Chi svolge lavorazioni di precisione può aver bisogno di guanti più leggeri alternati a pause al caldo, evitando di togliere i guanti in ambiente freddo. Per un quadro generale su marcature e criteri di scelta, vedi la guida guanti da lavoro: tipi, norme e criteri di scelta.
Strati, calzature e protezione di testa e viso
Un buon sistema anti-freddo funziona a strati: strati non troppo aderenti tra loro, così da poterli aggiungere o togliere; un primo strato che allontana l'umidità; uno strato esterno con aperture regolabili a collo, polsi e caviglie. Indumenti bagnati di sudore o di pioggia vanno sostituiti, perché accelerano la perdita di calore.
Le calzature devono essere isolate e antiscivolo, con una taglia che consenta di indossare calze più spesse senza comprimere il piede. Cappello o passamontagna proteggono orecchie e collo, e in caso di vento forte sono consigliati occhiali protettivi.
Checklist rapida per le PMI
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Individuare nel DVR le attività svolte al freddo (esterni, celle, magazzini non riscaldati) e le temperature tipiche.
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Prevedere prima le misure tecniche e organizzative: ripari dal vento, turni, aree di sosta riscaldate.
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Scegliere indumenti EN 14058 o EN 342 in base alla temperatura e all'intensità del lavoro.
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Fornire guanti EN 511 compatibili con la manualità richiesta.
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Formare i lavoratori sui segnali precoci di ipotermia e sull'uso a strati.
Safety and Promo per l'abbigliamento invernale
Safety and Promo affianca aziende, PMI e professionisti nella scelta di abbigliamento da lavoro personalizzato, valutando insieme settore, stagione e condizioni operative.
Anche i capi invernali possono essere personalizzati con il logo aziendale tramite stampa o ricamo, purché la personalizzazione non comprometta le caratteristiche certificate del capo: per approfondire, vedi la guida abbigliamento da lavoro tra normative, DPI e soluzioni Fristads e il Cluster sull'alta visibilità sul lavoro (classi EN ISO 20471), utile per i turni invernali con poca luce.
Per una consulenza sulla scelta dei capi, contatta Safety and Promo.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra EN 14058 ed EN 342?
La EN 14058 riguarda gli indumenti per ambienti freschi (sopra -5 °C), la EN 342 quelli per ambienti freddi (sotto -5 °C), con una valutazione dell'isolamento termico espressa in Icler.
Il freddo è un rischio da inserire nel DVR?
Sì, quando le attività si svolgono in condizioni che possono compromettere salute e sicurezza. La valutazione parte dall'osservazione del lavoro con i lavoratori e può richiedere analisi più approfondite.
Un guanto più spesso è sempre più sicuro?
No: più è spesso, più può ridursi la destrezza. Conta l'equilibrio tra isolamento (EN 511) e manualità (livello di destrezza EN ISO 21420).
Si può usare un normale abbigliamento stratificato al posto di un capo certificato?
Dipende dal rischio individuato nella valutazione: se il freddo richiede un DPI, va scelto un capo certificato per quella funzione.