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Parapetti o imbracature? La gerarchia delle protezioni nei lavori in quota secondo il nuovo Quaderno INAIL

Quando si lavora in quota, viene prima il parapetto o l’imbracatura anticaduta? La risposta non dipende soltanto dalle caratteristiche del cantiere: esiste una precisa gerarchia delle misure di sicurezza, che dà priorità alle protezioni collettive rispetto ai dispositivi di protezione individuale.

Il nuovo Quaderno Tecnico INAIL dedicato ai parapetti, pubblicato nel settembre 2026 nell’ambito della collana per i cantieri temporanei o mobili, offre l’occasione per approfondire questo principio e capire quando entrano in gioco imbracature, cordini, dispositivi retrattili e sistemi di ancoraggio.

Parapetti e DPI anticaduta: cosa prevede la normativa

Il principio di partenza è contenuto nell’articolo 111 del D.Lgs. 81/2008: nei lavori temporanei in quota il datore di lavoro deve dare priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali.

La disciplina è stata ulteriormente precisata dall’articolo 115 del Testo Unico, nel testo in vigore dal 31 dicembre 2025. Tra i sistemi di protezione collettiva a cui dare priorità sono indicati parapetti e reti di sicurezza. Quando non è possibile attuare queste misure, devono essere utilizzati sistemi di protezione individuale idonei allo specifico impiego, come sistemi di trattenuta, posizionamento sul lavoro, accesso mediante funi e arresto caduta.

Questo significa che parapetto e imbracatura non sono due alternative equivalenti tra cui scegliere liberamente. La valutazione del rischio deve partire dalla possibilità di eliminare o ridurre il pericolo attraverso una protezione collettiva. Dove questa soluzione non è attuabile, occorre individuare il sistema di protezione individuale più adeguato.

Cosa dice il nuovo Quaderno INAIL sui parapetti

Il Quaderno Tecnico INAIL definisce i parapetti come dispositivi di protezione collettiva (DPC) destinati alla protezione dei lavoratori contro le cadute dall’alto e distingue tra parapetti anticaduta provvisori e permanenti.

I principali riferimenti tecnici indicati sono:

  • UNI EN 13374:2025 per i parapetti anticaduta provvisori;
  • UNI 11996:2025 per i parapetti anticaduta permanenti.

La UNI EN 13374:2025 suddivide i parapetti provvisori nelle classi A, B e C, in funzione delle prestazioni richieste. La scelta della classe deve tenere conto, tra gli altri fattori, dell’inclinazione della superficie di lavoro e dell’altezza di caduta.

Parapetti di classe A, B e C: cosa cambia

Il Quaderno INAIL riassume anche il campo di utilizzo delle diverse classi.

La classe A può essere utilizzata fino a inclinazioni della superficie di lavoro di 10°. La classe B può essere impiegata fino a 30° senza limitazioni dell’altezza di caduta e fino a 60° quando l’altezza di caduta non supera 2 metri. La classe C è prevista fino a 45° senza limitazioni dell’altezza di caduta e fino a 60° quando l’altezza di caduta non supera 5 metri.

Per un parapetto provvisorio di classe B, ad esempio, INAIL riporta questi requisiti dimensionali:

  • altezza dalla superficie di lavoro alla parte più alta del corrente principale ≥ 100 cm;
  • altezza della tavola fermapiede ≥ 15 cm;
  • spazio libero tra i correnti ≤ 25 cm;
  • inclinazione del parapetto rispetto alla verticale ≤ 15°.

Non basta quindi che sia presente una barriera sul bordo: il parapetto deve essere adeguato al rischio, alla superficie da proteggere, al sistema di ancoraggio e alle condizioni nelle quali verrà utilizzato.

Perché i parapetti vengono prima dell’imbracatura anticaduta

La ragione della priorità assegnata alle protezioni collettive è legata alla loro stessa funzione.

Un parapetto correttamente scelto e installato protegge contemporaneamente i lavoratori esposti nell’area, senza richiedere che ciascuno compia continuamente azioni individuali come collegarsi a un punto di ancoraggio.

Un sistema anticaduta individuale, invece, deve essere scelto e utilizzato correttamente dal lavoratore e richiede la valutazione di diversi elementi: dispositivo di presa del corpo, sistema di collegamento, punto di ancoraggio, modalità di utilizzo e caratteristiche specifiche dell’intervento.

La priorità del DPC, però, non rende superflui i DPI anticaduta. Significa piuttosto che questi ultimi devono essere inseriti nella strategia di prevenzione quando le protezioni collettive non possono eliminare o ridurre adeguatamente il rischio.

Quando servono i DPI anticaduta

Ci sono situazioni operative nelle quali una protezione collettiva può non essere realizzabile oppure può dover essere temporaneamente rimossa per consentire determinate lavorazioni.

È proprio in questi casi che diventa fondamentale progettare correttamente il sistema di protezione individuale.

A seconda della valutazione dei rischi e del lavoro da eseguire possono essere necessari imbracature anticaduta, cordini, assorbitori di energia, dispositivi retrattili e sistemi di ancoraggio o linee vita.

Anche la temporanea rimozione di una protezione collettiva deve essere gestita con particolare attenzione: l’articolo 111 del D.Lgs. 81/2008 prevede infatti l’adozione di misure di sicurezza equivalenti ed efficaci prima dell’esecuzione del lavoro e il successivo ripristino della protezione collettiva.

Dalla teoria alla pratica: come scegliere la protezione anticaduta

La domanda corretta, quindi, non è semplicemente “parapetto o imbracatura?”, ma quale combinazione di misure permetta di gestire il rischio di caduta nello specifico intervento.

La valutazione dovrebbe partire dalla possibilità di utilizzare protezioni collettive conformi. Quando queste non possono essere adottate o non coprono tutte le fasi di lavoro, occorre valutare il sistema di protezione individuale più adatto.

Nel caso dei parapetti, il Quaderno INAIL ricorda che la scelta dipende dai rischi individuati nella valutazione e deve tenere conto del tipo di intervento, dell’inclinazione della superficie di lavoro, della struttura alla quale può essere ancorato il parapetto e dell’altezza di caduta del lavoratore.

Lo stesso approccio deve accompagnare la scelta dei DPI: non basta acquistare un’imbracatura. Occorre considerare il sistema anticaduta nel suo insieme e verificarne l’idoneità rispetto al lavoro da svolgere.

Scegliere il DPI non basta: bisogna controllarlo prima dell’uso

Una volta individuato il sistema anticaduta corretto, c’è un altro passaggio fondamentale: verificare le condizioni dei DPI prima dell’intervento.

Imbracatura, cordini, connettori e altri componenti sono dispositivi dai quali può dipendere direttamente la sicurezza del lavoratore. Prima dell’utilizzo è quindi necessario controllarne lo stato e verificare l’eventuale presenza di anomalie, usura o danneggiamenti, oltre a rispettare le indicazioni e le periodicità di controllo previste dal fabbricante.

Per approfondire questo aspetto puoi consultare la nostra checklist DPI anticaduta: cosa controllare prima di ogni intervento, con i principali controlli da effettuare prima di iniziare il lavoro.

La logica è quindi consequenziale: prima si valuta il rischio, poi si stabilisce se è possibile adottare una protezione collettiva, quindi si individuano gli eventuali DPI necessari e, infine, se ne verificano le condizioni prima dell’utilizzo.

Imbracature, cordini e sistemi anticaduta: come può aiutarti Safety and Promo

Safety and Promo propone una gamma di dispositivi anticaduta professionali PETZL e Irudek, tra cui imbracature, cordini, dispositivi retrattili e soluzioni per la sicurezza nei lavori in quota.

L’obiettivo è individuare la soluzione adatta alle caratteristiche dell’intervento e alle condizioni operative, in particolare nelle situazioni in cui le protezioni collettive non possono coprire completamente il rischio di caduta.

Puoi consultare la nostra gamma di dispositivi anticaduta oppure approfondire l’argomento nella nostra guida completa alla sicurezza in quota.

E prima di ogni utilizzo, non dimenticare il controllo dei dispositivi: consulta la checklist DPI anticaduta.

Domande frequenti su parapetti e DPI anticaduta

I parapetti sostituiscono i DPI anticaduta?

Non in ogni situazione. La normativa dà priorità ai sistemi di protezione collettiva, tra cui parapetti e reti di sicurezza. Quando tali misure non possono essere attuate, è necessario ricorrere a sistemi di protezione individuale idonei allo specifico utilizzo.

Qual è la norma per i parapetti provvisori?

Il riferimento indicato dal Quaderno Tecnico INAIL è la UNI EN 13374:2025, che disciplina i parapetti anticaduta provvisori e prevede tre classi: A, B e C.

Qual è la norma per i parapetti permanenti?

I parapetti anticaduta permanenti sono disciplinati dalla UNI 11996:2025, che specifica requisiti di sicurezza, metodi di prova e condizioni di utilizzo.

Quali sono le classi dei parapetti provvisori?

La UNI EN 13374:2025 distingue i parapetti provvisori nelle classi A, B e C. La classe da utilizzare dipende dalle caratteristiche dell’intervento e, in particolare, dall’inclinazione della superficie di lavoro e dall’altezza di caduta.

Quanto deve essere alto un parapetto anticaduta?

Il Quaderno INAIL indica un’altezza minima di 1 metro. Per i parapetti provvisori delle classi A, B e C la distanza tra la superficie di lavoro e la parte più alta del corrente principale deve essere almeno di 100 cm. In determinate configurazioni può essere necessaria un’altezza superiore.

Chi sceglie le protezioni da utilizzare nei lavori in quota?

La scelta delle misure di sicurezza deriva dalla valutazione dei rischi e dagli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008 per i diversi soggetti coinvolti. Per quanto riguarda l’uso delle attrezzature nei lavori in quota, l’articolo 111 attribuisce specifici obblighi al datore di lavoro, compresa la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali.

I DPI anticaduta devono essere controllati prima dell’utilizzo?

Sì. Prima dell’impiego è necessario verificare che i dispositivi siano nelle condizioni previste per un utilizzo sicuro e rispettare le istruzioni e le indicazioni del fabbricante. Per un approfondimento pratico consulta la nostra checklist dei controlli sui DPI anticaduta prima di ogni intervento.

Sicurezza in quota: partire dal rischio, non dal singolo dispositivo

Il nuovo Quaderno Tecnico INAIL sui parapetti ribadisce un concetto fondamentale: la sicurezza nei lavori in quota non dipende da un singolo dispositivo, ma dalla corretta valutazione e gestione del rischio.

Dove è possibile, la protezione collettiva viene prima. Dove non è possibile adottarla, o dove rimane un rischio che richiede una protezione individuale, occorre scegliere un sistema anticaduta adeguato alle condizioni reali di lavoro.

E la scelta del DPI è solo una parte del processo: imbracature, cordini, retrattili e gli altri componenti devono essere utilizzati correttamente e sottoposti ai controlli previsti.

Hai bisogno di individuare i DPI anticaduta più adatti al tuo intervento? Contatta Safety and Promo per valutare imbracature, cordini, retrattili e altre soluzioni per lavorare in quota in sicurezza.